Dagli inizi come hostess alla guida di un team: un percorso costruito con determinazione, ascolto e capacità di leadership.
Ciao Giorgia, qual è stata la tua prima esperienza lavorativa in Pardgroup?
Ho iniziato a lavorare in Pardgroup nel 2020, dopo aver visto un annuncio su LinkedIn e Facebook per una posizione da hostess presso una multinazionale. Il ruolo prevedeva l’accoglienza dei clienti in un negozio di elettronica di consumo e il loro accompagnamento verso il brand advisor in postazione, cioè la figura dedicata alla vendita vera e propria. Il mio compito consisteva quindi nell’avviare un contatto positivo con il cliente.
Nel giro di pochi mesi, ho avuto l’opportunità di aumentare le ore lavorative, mantenendo l’attività nel negozio di elettronica e iniziando a collaborare anche con altri canali retail, sempre per la stessa azienda.
Quando ho iniziato a svolgere il lavoro come hostess, all’epoca stavo ancora studiando in università nell’ambito umanistico. Ho sempre avuto buone capacità relazionali, grazie a una forte empatia che mi contraddistingue. Questo mi ha aiutato a costruire rapporti solidi con le persone. Il ruolo da hostess mi permetteva proprio di mettere in pratica questa attitudine, oltre a ciò che stavo studiando: conoscere le persone, supportarle e rispondere ai loro bisogni è sempre stato qualcosa in cui mi sono ritrovata molto.
Con il tempo mi sono accorta che riuscivo a portare molti clienti in postazione dai brand advisor. È lì che ho capito di avere anche delle buone capacità di vendita. Ovviamente non è stato tutto semplice: all’inizio ricevevo tanti “no”, come capita spesso in questo settore. Ma non li ho mai vissuti come sconfitte: li ho considerati invece occasioni per imparare, crescere e migliorare e che mi hanno spinta a fare autoanalisi, a studiare strategie nuove e affinare le mie capacità. Credo fermamente che nella vendita non serva partire con doti innate: si può imparare con pratica, allenamento e tanta autoanalisi. Non bisogna farsi abbattere da quelli che tutti temono come fallimenti. Gli errori servono per imparare e crescere.
Dopo circa cinque mesi, mi è stato proposto di diventare Brand Advisor. Poco dopo mi sono laureata, e in quel periodo si è aperta anche la possibilità di assumere il ruolo di Team Leader, affiancando i brand advisor nella gestione delle attività di vendita.
ll colloquio per quel ruolo non è stato semplice. Avevo paura, lo ammetto: si trattava di un grosso salto in avanti, perché il nuovo incarico prevedeva la gestione di un’intera area territoriale — nel mio caso il Lazio — e di numerosi Brand Ambassador. Nonostante il timore iniziale, ho accettato la sfida e ho cominciato questa nuova avventura. È stata un’esperienza impattante, che mi ha portato a crescere moltissimo e a migliorarmi sempre più, con tenacia e costanza. Per me, la vendita è sempre stata qualcosa che sentivo dentro, nel mio DNA. Ma questo l’ho capito davvero solo praticandola perché, se non fai le cose, non può uscire il potenziale che hai dentro.
Infine, dopo circa un anno come Team Leader, sono diventata Area Manager. Ancora oggi una delle cose che amo di più nel mio lavoro è aiutare le persone a tirare fuori il loro potenziale. Non voglio cambiarle, ma aiutarle a scoprire capacità che magari non pensano nemmeno di avere. Spesso ognuno di noi ha del potenziale nascosto e il mio obiettivo è proprio quello di farlo emergere.
Ci racconti di più sul ruolo di Area Manager?
Il ruolo dell’Area Manager è più orientato all’analisi e alla gestione delle vendite territoriali. Il Team Leader si occupa della gestione territoriale e del raggiungimento degli obiettivi delle squadre di lavoro della rete di vendita, raccoglie poi i feedback utili all’Area Manager che li utilizza per sviluppare strategie e fornire indicazioni concrete ai Team Leader, che poi le mettono in pratica sul territorio. È un lavoro più strategico, che richiede una visione d’insieme, capacità organizzativa e tanta sinergia con il team.
Cosa ti ha spinto a entrare in Pardgroup?
Studiavo Scienze della Comunicazione e desideravo mettere in pratica quello che stavo imparando nel mondo reale. Volevo lavorare a contatto con le persone, migliorare le mie competenze relazionali e crescere. Quando ho visto quell’annuncio per la posizione di hostess, non ci ho pensato due volte e mi sono candidata.
Prime settimane in azienda: hai ricevuto formazione e supporto utili alla tua crescita?
Assolutamente sì. Fin dal primo giorno ho ricevuto una formazione online, insieme al Team Leader e a un formatore, che ci ha fornito nozioni tecniche e strumenti pratici per interagire con i clienti.
Inoltre, anche quando sono diventata Team Leader la formazione è stata fondamentale: sono stata affiancata sul campo, ho osservato da vicino l’approccio con i promoter, ho imparato come motivarli e migliorare le loro performance.
Hai incontrato difficoltà nel tuo percorso?
Sì, direi tre momenti in particolare. Il primo, all’inizio, quando da hostess dovevo affrontare i rifiuti dei clienti: influivano molto sul mio stato d’animo. Col tempo ho imparato a gestirli e a trasformarli in occasioni di crescita.
Il secondo è stato il passaggio da un ruolo operativo a uno gestionale, quando sono diventata Team Leader. Coordinare tante persone non è semplice, e serve tempo per trovare il proprio stile di leadership.
Il terzo, invece, è stato quando abbiamo iniziato a gestire le market visit con i clienti finali. Non l’avevo mai fatto prima, e avevo paura di sbagliare. Ma grazie al supporto dei colleghi dell’ufficio sono riuscita ad affrontare la situazione, esprimere i miei dubbi e imparare come gestire al meglio questo tipo di attività.
Qual è l’aspetto più bello del tuo lavoro?
Ciò che mi dà più soddisfazione è vedere le persone crescere. Aiutarle a far emergere le loro potenzialità, accompagnarle in un percorso di evoluzione personale e professionale. Credo fermamente che tutti abbiano delle doti nascoste: a volte serve solo qualcuno che ti dia fiducia e ti aiuti a farle venire fuori.
Hai qualche consiglio per chi vorrebbe diventare Brand Specialist?
Il primo consiglio è: approfondite la comunicazione in ogni sua forma, soprattutto quella neurolinguistica e visiva, che per me è stata un’ottima base. La comunicazione sta in ogni cosa, soprattutto nella vendita, dove la teoria è importante, ma la pratica lo è ancora di più.
Non aspettate il cosiddetto “momento giusto”: è un’illusione che raramente si concretizza. Spesso ci si ripete: “Non è ancora il momento, non mi sento all’altezza”. In realtà, quel momento non arriva da sé: diventa “giusto” quando decidete di agire, quando la vostra volontà supera i dubbi.





